Canon stampa digitale nuova nomina

Elisabetta Bisignano, cresciuta professionalmente in ambito IT operando in alcune tra le aziende leader a livello mondiale, entra in Canon nel 2003 come Account Manager e poi Sales Manager, avendo così modo di approfondire il settore della distribuzione IT.

Da pochi mesi ha assunto l’incarico di Distributor Channel Director, rispondendo al Country Director di Canon Consumer Imaging Italia, Massimiliano Ceravolo.
“Sono entusiasta di ricoprire quest’importante ruolo e intraprendere questa nuova sfida. Con il mio contributo professionale e la mia esperienza, vorrei continuare a costruire e rafforzare una solida partnership tra Canon e i nostri distributori” ha affermato la Bisignano.
“Insieme a Elisabetta continueremo a seguire lo sviluppo commerciale della gamma input/output di Canon Consumer Imaging, che conta oltre 10 linee di prodotto tra HW e Consumabile. Attraverso la collaborazione dei Di-stributor Partner continueremo a espandere l’offerta sia nel canale di vendita It & Office sia nell’ambito dei canali CE e Photo” ha affermato Massimiliano Ceravolo, che spiega: “Grazie alla politica commerciale varata nel 2007, che ha introdotto i principi dei Service Level Agreement, Canon con-tinua a guardare al ruolo dei Distributori per raggiungere non solo i mercati primari – ovvero la fotografia digitale, la stampa digitale e l’universo dei consumabili ed accessori –, ma anche alcuni settori verticali: videosorveglianza, webcam, videoproiezione”.

da DATAMANAGER

Stampa digitale ecologica

C’è chi verso l’acquisizione di una mentalità e di una struttura operativa ecologica procede a piccoli passi, partendo dall’attivazione di processi green circoscritti a determinate fasi del ciclo produttivo e chi, al contrario, preferisce fare subito il salto di qualità, avviando le procedure per adeguarsi alle normative ambientali e conseguire le certificazioni del caso. C’è chi il proprio impegno ambientale lo combina all’impegno sociale e a quello nei confronti della questione della sicurezza dell’ambiente di lavoro. Multiforme, vitale e frenetica, così appare ai suoi esordi l’era della stampa ecologica. Lontano dall’essere una questione meramente ideologica, quello dell’ecocompatibilità è un concetto che porta con sè molte altre implicazioni a medio e lungo termine, ma che nell’immediato costituisce il terreno privilegiato sul quale si gioca la sfida competitiva dell’oggi e del domani. Laddove rendere verde il ciclo di vita di qualsiasi prodotto stampato può fare la differenza competitiva, argomenti assai dibattuti quali risparmio di energia, riduzione degli sprechi di risorse primarie e uso consapevole della carta, rappresentano i nuovi parametri competitivi del settore grafico.

Green printing, chiave per il futuro
Ogni singola pagina stampata ha un proprio impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita, che si misura fin dalle fibre contenute nella carta per arrivare alle procedure di riutilizzo, riciclo o smaltimento dei singoli componenti. In quanto risultato di un processo di stampa, il suo impatto lo esercita in primo luogo nelle emissioni di anidride carbonica e nel consumo di energia dei dispositivi utilizzati, nell’eventuale tossicità degli inchiostri o di altri chimici e così via. Proprio per questo, il primo obiettivo di chiunque voglia stampare in sintonia con il pianeta è quello di arrivare a tenere sotto controllo tutte le variabili che concorrono a danneggiare l’environment, l’ambiente di lavoro e la salute nel contesto della printing chain, passo dopo passo. Come? Sistemi di misurazione dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra (carbon footprint), materie prime e consumabili ecocompatibili, certificazioni ambientali, etichette ecologiche: gli strumenti esistono e non costituiscono soltanto delle opportunità per chi voglia conseguire un proprio ecoposizionamento, ma rappresentano altresì preziose soluzioni di sviluppo e competitività per aiutare le aziende a fare fronte alle sfide del mercato.

Risparmiare sulla carta

Si tratta della materia prima per eccellenza del processo della stampa. La carta incarna il fascino della natura e catalizza l’interesse del pensare green. Per gli operatori del settore grafico le opzioni per un utilizzo ecologico della carta sono tante e altrettante sono le implicazioni. Si parte dall’approvvigione, laddove ogni stampatore ha la possibilità di optare per carte dalla provenienza certificata. Delle principali certificazioni esistenti, quella ad hoc per questo caso è la FSC (Forest Stewardship Council), un marchio che identifica i prodotti composti da legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Il marchio FSC consente dunque di risalire alla provenienza della carta e di ripercorrerne a ritroso ogni passaggio, garantendone l’assoluta compatibilità ambientale e sociale: se fino a pochi anni fa risultava molto diffusa soprattutto nel Nord Europa, oggi sono gia numerose le realtà grafiche italiane che hanno scelto dicertificarsi FSC, anche a fronte di un chiaro orientamento della domanda del mercato in questa direzione. Vi sono, poi, apposite certificazioni che possono aiutare ad assicurarsi che la carta utilizzata sia priva di sostanze chimiche, quali ad esempio cloro e cloro elementare. Il problema della carta nella vita quotidiana di ognuno di noi riguarda il suo spreco e comporta una ricerca di eventuali opzioni di riciclo e/o riutilizzo. Lo stesso accade nell’industria grafica. Dai creativi ai print buyer, una prima importante opzione da considerare riguarda l’uso di carta riciclata o riutilizzabile: una scelta che oggi si rivela peraltro molto apprezzata dagli stessi consumatori finali. Il passo immediatamente successivo consiste nel ridurre lo spreco di carta in fase di produzione. E la questione tocca in particolare i processi di stampa offset, le cui fasi di avviamento e di messa in registro delle macchine comportano un notevole spreco di carta. La sfida tecnologica dei principali produttori offset riguarda, non a caso, proprio lo sviluppo di macchine con operazioni di makeready con impatto sempre minore in termini di spreco di carta. Quando si tratta di carta, la stampa digitale regala qualche perla ecocompatibile. Si rivela più vantaggiosa proprio in termini di sprechi, non necessitando di operazioni di messa in registro o entrata in produzione. La carta predisposta viene dunque utilizzata in toto, eccezion fatta per alcune operazioni di manutenzione e pulizia delle macchine. L’altro grande vantaggio portato dalla stampa digitale riguarda l’opzione del print-on-demand, che consente un contenimento degli sprechi laddove il numero di prodotti stampato coincide con la quantità effettiva richiesta dal mercato.

Inchiostro, verde prima di tutto
Veniamo però al tallone d’Achille della arti grafiche che inquinano: quando si parla di solventi o residui tossici difficili da eliminare ci si riferisce inevitabilmente a una delle materie prime per eccellenza del printing, ovvero gli inchiostri. Rispetto al passato, di passi in direzione del verde ne sono stati fatti tanti, tanto che oggi il mercato propone numerose soluzioni innovative ed ecocompatibili declinate ad hoc per tutti i processi di stampa. Per la stampa offset, ad esempio, nuovi inchiostri con formulazioni a base di oli vegetali sostituiscono quelli decisamente più inquinanti a base di fossili e minerali: si spazia da ink con soluzioni miste, vale a dire composti da una percentuale di oli vegetali, e con un costo equivalente a quello degli inchiostri a base minerale, a inchiostri composti esclusivamente da oli vegetali che hanno di conseguenza un costo superiore rispetto agli altri. In ogni caso, i prodotti con base vegetale garantiscono una riduzione delle emissioni di composti organici volatili e una maggior facilità nel riciclo dei prodotti stampati. Sono promossi anche sul fronte delle performance, laddove si dimostrano da un lato flessibili, e consentono dall’altro di stampare con qualità elevata. Per quanto riguarda la stampa digitale, la sfida ecologica degli inchiostri si consuma tra toner, pigmenti e solid ink. Il toner, del quale esistono diverse declinazioni, genera un ridotto impatto ambientale sia nella produzione che nell’utilizzo, consentendo altresì di ottimizzare le performance e di ridurre gli sprechi. La tecnologia del solid ink consiste invece nell’applicazione attraverso calore e pressione di inchiostro solido sul supporto: l’inchiostro, che si presenta sotto forma di stick ed è privo di componenti tossici, si fonde all’istante e si deposita sulla carta offrendo, oltre a una performance green, immagini di grande impatto. Sempre nel contesto della stampa digitale, ma questa volta nel settore specifico del grande formato, interessanti novità sono arrivate dall’ultima edizione di Drupa. Il dibattito tecnologico sugli inchiostri, qui tradizionalmente condotto sui due fronti di UV e solvente, si è arricchito di nuovi protagonisti, tutti inchiostri ecocombatibili e ultra-green-oriented, atossici, con basse emissioni di odori ed elevato potere di grippaggio: si spazia dagli inchiostri ecologici a base solvente a quelli termoformabili, dagli inchiostri atossici con toner solido trasformato in gel durante l’applicazione agli inchiostri con tecnologia latex.

Impressione e sviluppo: go green!
Uno dei processi della printing chain caratterizzato potenzialmente dal più elevato tasso inquinante è lo sviluppo delle lastre. Questa fase della prestampa ha rappresentato a lungo un ‘tormentone ecologico’, proprio per l’utilizzo di sostanze chimiche richiesto sia durante le procedure di fissaggio che durante le successive operazioni di lavaggio, oltre a produzione di scarti inquinanti da smaltire. Senza contare l’aspetto economico, dato che le lastre chemistry-based implicano una serie di costi da sostenere, legati all’uso di sostanze chimiche di sviluppo. Negli ultimi anni, i fornitori di tecnologia si sono dati da fare per proporre soluzioni di prestampa innovative, sempre più green-oriented e a impatto ambientale sempre piu ridotto. Le lastre processless, ovvero senza sviluppo chimico, sono lastre di nuova generazione e costituiscono una svolta tecnologica di grande portata. Come funzionano? La lastra viene esposta normalmente sul CtP per il trasferimento delle immagini e dei testi direttamente sulle lastre da stampa: l’impressione avviene simultanemente attraverso l’utilizzo di un laser termico che sostituisce lo sviluppo chimico. Primo vantaggio: le emissioni nocive vengono automaticamente eliminate. Le aree ‘neutre’ del supporto, ovvero quelle che non sono soggette al trasferimento dell’inchiostro, non vengono esposte al laser, restano solubili e vengono semplicemente disciolte in macchina durante il primo contatto con l’acqua di bagnatura e l’inchiostro. A questo punto, i residui del processo vengono automaticamente eliminati attraverso i primi fogli, offrendo di conseguenza un ulteriore vantaggio ambientale, laddove i processi tradizionali richiedono invece successive fasi di smaltimento di elementi tensioattivi, ricchi di silicati di sodio ovvero sostanze irritanti e poco biodegradabili. Insomma, le lastre green di ultima generazione non processano sostanze chimiche, non emettono nell’atmosfera e nell’ambiente gas inquinanti, non producono scarti tossici e non richiedono trattamenti dei residui dopo la produzione. Il messaggio appare ancora più chiaro se illustrato da una prospettiva affermativa: le lastre processless esercitano un ‘impatto zero’ sull’ambiente, consentono di risparmiare in termini di tempi, consumo di materie prime e costi operativi, garantiscono la sicurezza e la salubrità dell’ambiente di lavoro. Contribuiscono, in buona sostanza, a generare in prestampa il circolo virtuoso del paradigma ecologia-economia-società.

Eco-offset, il segreto c’è
Ogni anello della production chain concorre a definire l’orientamento green di un’azienda nondimeno, il reparto di stampa costituisce il polmone di tutta la questione ed è dunque proprio da qui che deve venire la spinta verso la conversione green. In effetti, il confronto tra la stampa offset e l’ambiente si gioca essenzialmente su un terreno circoscritto: quello dell’ottimizzazione degli impianti. Cosa vuol dire? Partiamo dall’elenco degli elementi potenzialmente inquinanti legati all’offset printing: si spazia dall’utilizzo di sostanze chimiche presenti nelle soluzioni di bagnatura o nei liquidi di lavaggio dei rulli di bagnatura ai solventi degli inchiostri, dalle emissioni nocive a un eccessivo consumo di energia, e, ancora, dalla generazione di sprechi o scarti di materiali ‘buoni’ fino alla produzione di residui tossici. Per alcune di queste problematiche abbiamo già indicato la via più auspicabile da percorrere. Per quanto riguarda l’uso di alcol o dei liquidi di bagnatura, esistono oggi alternative efficaci, quali le soluzioni di bagnatura chemistry-free, ovvero senza alcol, che hanno già dimostrato la propria efficacia con performance equivalenti e medesimi risultati in termini di resa produttiva e qualitativa. Alcuni fornitori di tecnologia hanno invece sviluppato dei sistemi che consentono di stampare senza acqua e, di conseguenza, senza alcol. Enormi passi in avanti sono stati compiuti anche sul fronte del consumo di una risorsa preziosa quale è l’acqua: il suo utilizzo può essere infatti ottimizzato grazie a specifici impianti di trattamento delle acque, che consentono tra l’altro di attingere direttamente dalla rete idrica, oppure, e ancora meglio, attraverso l’installazione di impianti di cleaning, studiati per filtrare e pulire in continuazione l’acqua e per promuovere il riutilizzo della stessa soluzione di bagnatura, con la medesima efficacia, per un periodo di tempo di diversi mesi. Passando alla questione emissioni, ogni processo di stampa produce dei gas nocivi che contribuiscono ad aggravare l’inquinamento atmosferico e ad incidere negativamente su fenomeni quali l’effetto serra. Le emissioni riguardano soprattutto i vapori di solvente e in alcuni casi l’ozono, le polveri inerti e gli idrocarburi. Esistono tuttavia misure di carattere preventivo che le aziende possono intraprendere.

Ecologia, quasi una magia
La formula magica per conseguire l’ottimizzazione ecotecnologica dei processi di stampa esiste davvero e recita così: ‘3R+1M’. Incuriositi? Stupiti? Si tratta in realtà di una vera e propria ‘filosofia operativa’ che, una volta acquisita, si rivela tanto semplice quanto efficace nello spianare la strada a una produzione offset ecologica ed ecosostenibile: ‘Ridurre’, sprechi e consumi in eccesso, ‘Riciclare’, tutti i materiali riciclabili, ‘Riutilizzare’, materiali e consumabili il cui ciclo di vita non si esaurisce con l’esaurirsi del prodotto. E non è finita qui: il consiglio per attivare al meglio un progetto green e portarlo avanti senza ostacoli e in un’ottica di progressivo miglioramento è quello di ‘Misurare’, vale a dire tenere sotto stretto controllo ogni minimo mutamento, in positivo o in negativo che sia.

Do green digitally
Della stampa digitale e delle sue prospettive ecologiche abbiamo già parlato in precedenza. Anche per la tecnologia di ultima generazione sono già state sviluppate soluzioni destinate a ottimizzarne le performance e migliorarne l’indice di ecosostenibilità. Potenzialmente, l’impatto ambientale del digitale si rivela meno ‘impattante’, concedendoci il gioco di parole, data la minore incidenza delle emissioni, i minori scarti e i minori sprechi. In generale, la scelta di ricorrere alla stampa digitale può incidere in modo positivo sull’istanza sostenibile delle altre fasi di produzione: per quei lavori che richiedano basse tirature e uso del colore, oppure applicazioni di dato variabile, il digitale costituisce ad esempio un’alternativa non solo cost-effective ma anche green-oriented, in quanto consente di produrre solo il numero di copie richiesto, ovvero di utilizzare esclusivamente le materie prime, i consumabili, l’energia e le risorse strettamente necessarie. Ebbene, un altro circolo virtuoso si chiude, alla fine di questo viaggio nel cuore della stampa ecologica: anche quando si tratta di green printing, stampa offset e stampa digitale esprimono le migliori potenzialità nella reciproca integrazione.

da PRINT-PACK

nuove soluzioni HP

Enrico Toson, Enterprise Printing Solution & Services Sales Manager, Imaging and Printing Group HP Italiana, spiega come esista un terzo approccio, in grado di mantenere l’integrità dei flussi di lavoro senza richiedere investimenti in nuovo hardware

Le imprese e le organizzazioni di grandi dimensioni sono basate sui flussi di lavoro: processi, routine, escalation, contingency e procedure che rappresentano la base di tutte le interazioni, dall’approvvigionamento delle materie prime per la produzione all’erogazione dei servizi post-vendita. A differenza delle aziende più piccole, quelle di grandi dimensioni non possono permettersi di basare questi processi sull’intuito o solo sull’esperienza dei singoli. Deve essere elaborato un chiaro set di processi, un “workflow”, pensato per assicurare i livelli concordati di procedure ottimali e affrontare qualsiasi eventualità.

Al centro di questi flussi di lavoro troviamo i processi di stampa e gestione digitale delle immagini, che consentono alle organizzazioni di acquisire informazioni e di renderle disponibili in uno stile e un formato definiti dal processo. Queste informazioni possono andare da dati strutturati standard (come la documentazione sulle risorse umane o le buste paga) a dati non strutturati (come immagini e foto), possono essere memorizzate in modo centralizzato o locale e possono essere accessibili a livello centrale oppure da sedi remote, anche situate in altri Paesi. In realtà, molte grandi organizzazioni utilizzano una combinazione di questi approcci per gestire i propri flussi di lavoro, in molti casi sviluppando le procedure e l’infrastruttura esistenti o un mix di metodologie a seguito di una fusione o un’acquisizione.

Le tecnologie cambiano, i workflow restano

Un’ulteriore fattore di complicazione è rappresentata dal fatto che le fonti di dati e i meccanismi di distribuzione evolvono costantemente, in base alle procedure di business, alle esigenze dei clienti e degli sviluppi delle tecnologie. Le fonti di dati di oggi, ad esempio, sono sempre più spesso generate da applicazioni web-based o sono formate da dati non strutturati, come immagini e mappe; a loro volta, i meccanismi di distribuzione di questi dati possono andare da dispositivi di stampa multifunzione condivisi all’interno di uffici aperti a stampanti personali con alti livelli di protezione e con funzionalità per gli ID utente, progettate per documenti riservati e sensibili.
Mentre le fonti di dati e i loro meccanismi di distribuzione sono in continua evoluzione, i workflow tendono a mantenersi inalterati: le aziende devono produrre merci, fornire servizi, supportare i clienti, versare le imposte e così via, indipendentemente dalle considerazioni tecnologiche possibili.
Sono due le scuole di pensiero tradizionalmente applicate al progetto di mantenere l’integrità del flusso di lavoro in un ambiente di business e tecnologico in costante evoluzione.

L’approccio degli Smart Device (o “fat client”), che propone l’integrazione e il periodico aggiornamento della logica nel dispositivo stesso, risolve il problema di incorporare funzionalità sofisticate nell’hardware. Quando cambiano i requisiti dei workflow, delle fonti e della presentazione dei dati, i dispositivi possono essere adattati attraverso aggiornamenti del software resi disponibili in modo tempestivo. Tuttavia, la gestione di dispositivi sempre più intelligenti pone nuove sfide, in termini di controllo delle versioni, protezione e integrazione. Dispositivi più avanzati richiedono lo sviluppo di una logica di business specializzata a livello individuale. Questa complessità si moltiplica con l’aumento dei volumi e della varietà dei dispositivi da gestire. Le sedi remote e internazionali, inoltre, rappresentano un secondo livello di difficoltà e rischio.
In alternativa, l’approccio basato sul “thin client” crea un’interfaccia comune per monitorare e controllare in modo centralizzato dei terminali, dotati di un livello minimo di logica, memoria o potenza di elaborazione. I vantaggi di questo approccio sono notevoli in termini di gestione, protezione e controllo di dispositivi di stampa e gestione digitale delle immagini. Tuttavia, questi vantaggi possono essere annullati dalla necessità di aggiornare i dispositivi affinché riflettano un profilo thin client standard. Raramente le interfacce standard coprono tutti i dispositivi utilizzati all’interno di una grande impresa e l’aggiornamento dei dispositivi risultante (a livello di organizzazione) può rivelarsi estremamente costoso.

Terza soluzione: il meglio di entrambi i mondi

Vi è, ad ogni modo, una terza opzione, in grado di offrire il meglio di entrambi i mondi. La piattaforma OXP (Open Extensibility Platform) di HP, frutto delle ricerche condotte dai laboratori HP, fornisce un “convertitore” per i dispositivi datati di stampa e gestione digitale delle immagini, che consente di aggiornare tutti i sistemi installati ad un’interfaccia comune. I vantaggi offerti da questo approccio sono eccezionali: l’utilizzo degli strumenti HP Web Jetadmin per eliminare l’esigenza di configurare singolarmente ogni dispositivo (necessaria con il tradizionale modello basato su fat client) e la possibilità di trarre il massimo vantaggio dall’hardware esistente (in modo da superare le limitazioni dell’approccio convenzionale basato su un’interfaccia comune).
Il modello OXP è davvero unico perché sfrutta un approccio intelligente al dispositivo basato su tecnologia Java Virtual Machine per “insegnare”, letteralmente, ai dispositivi meno recenti come riconoscere e gestire le nuove interfacce, eliminando la necessità di estesi aggiornamenti dell’hardware. In questo modo, ogni dispositivo di un’organizzazione può essere aggiornato alla stessa interfaccia Web-service, per creare un’interfaccia unificata, stabile e protetta per tutti i dispositivi esistenti.

Coprendo i dispositivi HP, gli strumenti di gestione ed i workflow documentali, il modello OXP consente agli ISV (Independent Software Vendor) e anche ai clienti finali di controllare il proprio ambiente di stampa tramite protocolli Web-service. OXP può essere installato con facilità in tutti i dispositivi HP esistenti, in modo da aggiornarli efficacemente ed uniformarli alla nuova interfaccia. Le aziende che utilizzano dispositivi di stampa e gestione digitale delle immagini di HP possono aggiornare, ingrandire ed estendere i propri sistemi, semplicemente scaricando un’applet. Le funzionalità HP di management e workflow dispongono di analoghi approcci basati su plug-in. Questo offre molti vantaggi: OXP non solo consente alle aziende di semplificare i flussi di lavoro basati su un ampio ricorso ai documenti cartacei, ma protegge anche i loro investimenti a lungo termine.
L’approccio OXP sta conseguendo un notevole successo tra le grandi aziende, i System Integrators coinvolti segnalano riduzioni del 90% del tempo necessario per sviluppare soluzioni in grado di funzionare automaticamente su tutti i dispositivi HP di un’organizzazione.
I costi associati alle attività di stampa e gestione digitale delle immagini possono arrivare a corrispondere al 3% delle entrate di un’azienda : di conseguenza, una strategia ben definita di deployment e gestione può fare la differenza in termini di costi di gestione e risultante produttività.
La tecnologia OXP di HP è un esempio di un approccio pensato per massimizzare l’utilizzo dell’infrastruttura esistente per mantenere l’integrità dei flussi di lavoro quando i processi di business e le tecnologie evolvono.
In conclusione, il dibattito tra “fat client” e “thin client” non interessa solo il mondo dei PC. Tuttavia, quando riguarda le attività di stampa e imaging digitale, vale la pena di considerare questo terzo sistema, in grado di assicurare tutti i vantaggi di entrambi gli approcci, a una frazione del costo.

da DATAMANAGER

Fotografia video e stampa digitale

“L’inquietudine d’oggi riguarda fondamentalmente lo spazio, che appare ben più piegato di quanto non lo sia il tempo; il tempo probabilmente sembra uno dei giochi di distribuzione possibile tra gli elementi che si ripartiscono lo spazio.” (Michel Foucault)

Dal sovvertimento di un luogo reale, nel tentativo di restituire una realtà spazio-temporale a se stante, trae origine uno spazio eterotopico. Una sorta di luogo fuori ogni luogo, uno spazio altro, nonostante sia localizzabile fisicamente, delineato dalla stessa società con l’obiettivo di deviare dalla quotidianità dell‘esistenza. Prende in esame il concetto di eterotopia, secondo l’accezione di Foucault, Francesca Giraldi per proporre il progetto installativo Lightroom – Crux/Crucis, dove abilmente coniuga fotografia e video. Eterotopia del tempo, o meglio stratificazione del tempo che solo i luoghi sacri e i cimiteri – non luoghi per eccellenza – riescono a custodire. Cimitero come spazio eterno, come luogo dove non abita nessuno. Come accumulazione perpetua e indefinita del tempo che conserva in eterno le spoglie mortali, unica traccia che rimarrà della nostra esistenza perché “il cimitero dà luogo a questa strana eterocronia che è per l’individuo la perdita della vita, e una quasi eternità dove non si cessa di dissolversi e di cancellarsi,” a detta del filosofo.
Crux/Crucis, inteso come simbolo di demarcazione degli spazi sacri – nello specifico cimiteri e chiese – è la prima raccolta di una serie di stampe realizzate con tecniche di camera chiara, ovvero lightroom, a partire dalla tecnologia digitale. Processo inverso congeniale ad ottenere uno dei più semplici e antichi metodi di stampa fotografica, la cianotipia così detta perché caratterizzata dal tipico blu di Prussia. Metodo che richiede tempi particolarmente lunghi e materiali poveri per dare vita a stampe “non finite” e dalla inevitabile connotazione retrò. Le immagini, manipolate e rielaborate, attraverso vari passaggi – colore, bianco e nero, inversione e stampa lucida – vengono diffuse in loop attraverso due monitor, uno per le orizzontali e l’altro per le verticali in una sequenza serrata. La valenza eterotopica dei luoghi sacri viene in questo caso dilatata dal mezzo che ne permette la visione e che per la sua natura mediale può essere considerato uno spazio altro, dal momento che l’eterotopia ha il potere di giustapporre, in un unico luogo reale, diversi spazi, diversi luoghi che sono tra loro incompatibili.
Fotogrammi che si susseguono, si sovrappongono, alterando la percezione del tempo e dello spazio, sottolineano la dimensione soggettiva della fotografia. Flash back dal ritmo ossessivo scandiscono la frammentazione caotica della realtà di questa controversa epoca contemporanea. Ai limiti dell’alienazione. “Poiché viviamo nell’epoca del simultaneo, nell’epoca della giustapposizione, nell’epoca del vicino e del lontano, del fianco a fianco, del disperso. Viviamo in un momento in cui il mondo si sperimenta.”

da EXIBART

Novità carta per stampa digitale

Arjowiggins Italia srl amplia la propria offerta presentando la nuova gamma DIGITAL, carte di altissima qualità appositamente studiate per la stampa digitale.

Una scelta commerciale derivante dal trend crescente della diffusione dei sistemi digitali, che sempre più spesso vengono utilizzati da stampatori e creativi sia per la realizzazione di campionature che per la produzione vera e propria di inviti, brochure, leaflet, mailing personalizzati e non solo.

Per questo motivo Arjowiggins risponde alle esigenze degli operatori mettendo a punto una gamma completa di carte certificate, 28 articoli in tutto, per l’utilizzo con sistemi di stampa digitale, in grado di assicurare performance elevate in termini di resa colore e stampabilità.

Monica Crepaldi, Responsabile Marketing di Arjowiggins Italia, commenta: “La nuova gamma DIGITAL è stata studiata per rispondere alla crescente domanda di personalizzazione dei materiali utilizzati nelle campagne di marketing, incontrando, inoltre, le necessità dei designer che sempre più spesso ricercano carte creative di alta qualità stampabili anche in digitale. Dalle nostre ricerche emerge, infatti, come l’utilizzo della stampa digitale sia aumentato dell’11% per la realizzazione dei supporti di marketing, con numerosi vantaggi sia in termini di targettizzazione del messaggio che di risparmio economico soprattutto sulle basse tirature.

da FULL PRESS