C’è chi verso l’acquisizione di una mentalità e di una struttura operativa ecologica procede a piccoli passi, partendo dall’attivazione di processi green circoscritti a determinate fasi del ciclo produttivo e chi, al contrario, preferisce fare subito il salto di qualità, avviando le procedure per adeguarsi alle normative ambientali e conseguire le certificazioni del caso. C’è chi il proprio impegno ambientale lo combina all’impegno sociale e a quello nei confronti della questione della sicurezza dell’ambiente di lavoro. Multiforme, vitale e frenetica, così appare ai suoi esordi l’era della stampa ecologica. Lontano dall’essere una questione meramente ideologica, quello dell’ecocompatibilità è un concetto che porta con sè molte altre implicazioni a medio e lungo termine, ma che nell’immediato costituisce il terreno privilegiato sul quale si gioca la sfida competitiva dell’oggi e del domani. Laddove rendere verde il ciclo di vita di qualsiasi prodotto stampato può fare la differenza competitiva, argomenti assai dibattuti quali risparmio di energia, riduzione degli sprechi di risorse primarie e uso consapevole della carta, rappresentano i nuovi parametri competitivi del settore grafico.
Green printing, chiave per il futuro
Ogni singola pagina stampata ha un proprio impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita, che si misura fin dalle fibre contenute nella carta per arrivare alle procedure di riutilizzo, riciclo o smaltimento dei singoli componenti. In quanto risultato di un processo di stampa, il suo impatto lo esercita in primo luogo nelle emissioni di anidride carbonica e nel consumo di energia dei dispositivi utilizzati, nell’eventuale tossicità degli inchiostri o di altri chimici e così via. Proprio per questo, il primo obiettivo di chiunque voglia stampare in sintonia con il pianeta è quello di arrivare a tenere sotto controllo tutte le variabili che concorrono a danneggiare l’environment, l’ambiente di lavoro e la salute nel contesto della printing chain, passo dopo passo. Come? Sistemi di misurazione dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra (carbon footprint), materie prime e consumabili ecocompatibili, certificazioni ambientali, etichette ecologiche: gli strumenti esistono e non costituiscono soltanto delle opportunità per chi voglia conseguire un proprio ecoposizionamento, ma rappresentano altresì preziose soluzioni di sviluppo e competitività per aiutare le aziende a fare fronte alle sfide del mercato.
Risparmiare sulla carta
Si tratta della materia prima per eccellenza del processo della stampa. La carta incarna il fascino della natura e catalizza l’interesse del pensare green. Per gli operatori del settore grafico le opzioni per un utilizzo ecologico della carta sono tante e altrettante sono le implicazioni. Si parte dall’approvvigione, laddove ogni stampatore ha la possibilità di optare per carte dalla provenienza certificata. Delle principali certificazioni esistenti, quella ad hoc per questo caso è la FSC (Forest Stewardship Council), un marchio che identifica i prodotti composti da legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Il marchio FSC consente dunque di risalire alla provenienza della carta e di ripercorrerne a ritroso ogni passaggio, garantendone l’assoluta compatibilità ambientale e sociale: se fino a pochi anni fa risultava molto diffusa soprattutto nel Nord Europa, oggi sono gia numerose le realtà grafiche italiane che hanno scelto dicertificarsi FSC, anche a fronte di un chiaro orientamento della domanda del mercato in questa direzione. Vi sono, poi, apposite certificazioni che possono aiutare ad assicurarsi che la carta utilizzata sia priva di sostanze chimiche, quali ad esempio cloro e cloro elementare. Il problema della carta nella vita quotidiana di ognuno di noi riguarda il suo spreco e comporta una ricerca di eventuali opzioni di riciclo e/o riutilizzo. Lo stesso accade nell’industria grafica. Dai creativi ai print buyer, una prima importante opzione da considerare riguarda l’uso di carta riciclata o riutilizzabile: una scelta che oggi si rivela peraltro molto apprezzata dagli stessi consumatori finali. Il passo immediatamente successivo consiste nel ridurre lo spreco di carta in fase di produzione. E la questione tocca in particolare i processi di stampa offset, le cui fasi di avviamento e di messa in registro delle macchine comportano un notevole spreco di carta. La sfida tecnologica dei principali produttori offset riguarda, non a caso, proprio lo sviluppo di macchine con operazioni di makeready con impatto sempre minore in termini di spreco di carta. Quando si tratta di carta, la stampa digitale regala qualche perla ecocompatibile. Si rivela più vantaggiosa proprio in termini di sprechi, non necessitando di operazioni di messa in registro o entrata in produzione. La carta predisposta viene dunque utilizzata in toto, eccezion fatta per alcune operazioni di manutenzione e pulizia delle macchine. L’altro grande vantaggio portato dalla stampa digitale riguarda l’opzione del print-on-demand, che consente un contenimento degli sprechi laddove il numero di prodotti stampato coincide con la quantità effettiva richiesta dal mercato.
Inchiostro, verde prima di tutto
Veniamo però al tallone d’Achille della arti grafiche che inquinano: quando si parla di solventi o residui tossici difficili da eliminare ci si riferisce inevitabilmente a una delle materie prime per eccellenza del printing, ovvero gli inchiostri. Rispetto al passato, di passi in direzione del verde ne sono stati fatti tanti, tanto che oggi il mercato propone numerose soluzioni innovative ed ecocompatibili declinate ad hoc per tutti i processi di stampa. Per la stampa offset, ad esempio, nuovi inchiostri con formulazioni a base di oli vegetali sostituiscono quelli decisamente più inquinanti a base di fossili e minerali: si spazia da ink con soluzioni miste, vale a dire composti da una percentuale di oli vegetali, e con un costo equivalente a quello degli inchiostri a base minerale, a inchiostri composti esclusivamente da oli vegetali che hanno di conseguenza un costo superiore rispetto agli altri. In ogni caso, i prodotti con base vegetale garantiscono una riduzione delle emissioni di composti organici volatili e una maggior facilità nel riciclo dei prodotti stampati. Sono promossi anche sul fronte delle performance, laddove si dimostrano da un lato flessibili, e consentono dall’altro di stampare con qualità elevata. Per quanto riguarda la stampa digitale, la sfida ecologica degli inchiostri si consuma tra toner, pigmenti e solid ink. Il toner, del quale esistono diverse declinazioni, genera un ridotto impatto ambientale sia nella produzione che nell’utilizzo, consentendo altresì di ottimizzare le performance e di ridurre gli sprechi. La tecnologia del solid ink consiste invece nell’applicazione attraverso calore e pressione di inchiostro solido sul supporto: l’inchiostro, che si presenta sotto forma di stick ed è privo di componenti tossici, si fonde all’istante e si deposita sulla carta offrendo, oltre a una performance green, immagini di grande impatto. Sempre nel contesto della stampa digitale, ma questa volta nel settore specifico del grande formato, interessanti novità sono arrivate dall’ultima edizione di Drupa. Il dibattito tecnologico sugli inchiostri, qui tradizionalmente condotto sui due fronti di UV e solvente, si è arricchito di nuovi protagonisti, tutti inchiostri ecocombatibili e ultra-green-oriented, atossici, con basse emissioni di odori ed elevato potere di grippaggio: si spazia dagli inchiostri ecologici a base solvente a quelli termoformabili, dagli inchiostri atossici con toner solido trasformato in gel durante l’applicazione agli inchiostri con tecnologia latex.
Impressione e sviluppo: go green!
Uno dei processi della printing chain caratterizzato potenzialmente dal più elevato tasso inquinante è lo sviluppo delle lastre. Questa fase della prestampa ha rappresentato a lungo un ‘tormentone ecologico’, proprio per l’utilizzo di sostanze chimiche richiesto sia durante le procedure di fissaggio che durante le successive operazioni di lavaggio, oltre a produzione di scarti inquinanti da smaltire. Senza contare l’aspetto economico, dato che le lastre chemistry-based implicano una serie di costi da sostenere, legati all’uso di sostanze chimiche di sviluppo. Negli ultimi anni, i fornitori di tecnologia si sono dati da fare per proporre soluzioni di prestampa innovative, sempre più green-oriented e a impatto ambientale sempre piu ridotto. Le lastre processless, ovvero senza sviluppo chimico, sono lastre di nuova generazione e costituiscono una svolta tecnologica di grande portata. Come funzionano? La lastra viene esposta normalmente sul CtP per il trasferimento delle immagini e dei testi direttamente sulle lastre da stampa: l’impressione avviene simultanemente attraverso l’utilizzo di un laser termico che sostituisce lo sviluppo chimico. Primo vantaggio: le emissioni nocive vengono automaticamente eliminate. Le aree ‘neutre’ del supporto, ovvero quelle che non sono soggette al trasferimento dell’inchiostro, non vengono esposte al laser, restano solubili e vengono semplicemente disciolte in macchina durante il primo contatto con l’acqua di bagnatura e l’inchiostro. A questo punto, i residui del processo vengono automaticamente eliminati attraverso i primi fogli, offrendo di conseguenza un ulteriore vantaggio ambientale, laddove i processi tradizionali richiedono invece successive fasi di smaltimento di elementi tensioattivi, ricchi di silicati di sodio ovvero sostanze irritanti e poco biodegradabili. Insomma, le lastre green di ultima generazione non processano sostanze chimiche, non emettono nell’atmosfera e nell’ambiente gas inquinanti, non producono scarti tossici e non richiedono trattamenti dei residui dopo la produzione. Il messaggio appare ancora più chiaro se illustrato da una prospettiva affermativa: le lastre processless esercitano un ‘impatto zero’ sull’ambiente, consentono di risparmiare in termini di tempi, consumo di materie prime e costi operativi, garantiscono la sicurezza e la salubrità dell’ambiente di lavoro. Contribuiscono, in buona sostanza, a generare in prestampa il circolo virtuoso del paradigma ecologia-economia-società.
Eco-offset, il segreto c’è
Ogni anello della production chain concorre a definire l’orientamento green di un’azienda nondimeno, il reparto di stampa costituisce il polmone di tutta la questione ed è dunque proprio da qui che deve venire la spinta verso la conversione green. In effetti, il confronto tra la stampa offset e l’ambiente si gioca essenzialmente su un terreno circoscritto: quello dell’ottimizzazione degli impianti. Cosa vuol dire? Partiamo dall’elenco degli elementi potenzialmente inquinanti legati all’offset printing: si spazia dall’utilizzo di sostanze chimiche presenti nelle soluzioni di bagnatura o nei liquidi di lavaggio dei rulli di bagnatura ai solventi degli inchiostri, dalle emissioni nocive a un eccessivo consumo di energia, e, ancora, dalla generazione di sprechi o scarti di materiali ‘buoni’ fino alla produzione di residui tossici. Per alcune di queste problematiche abbiamo già indicato la via più auspicabile da percorrere. Per quanto riguarda l’uso di alcol o dei liquidi di bagnatura, esistono oggi alternative efficaci, quali le soluzioni di bagnatura chemistry-free, ovvero senza alcol, che hanno già dimostrato la propria efficacia con performance equivalenti e medesimi risultati in termini di resa produttiva e qualitativa. Alcuni fornitori di tecnologia hanno invece sviluppato dei sistemi che consentono di stampare senza acqua e, di conseguenza, senza alcol. Enormi passi in avanti sono stati compiuti anche sul fronte del consumo di una risorsa preziosa quale è l’acqua: il suo utilizzo può essere infatti ottimizzato grazie a specifici impianti di trattamento delle acque, che consentono tra l’altro di attingere direttamente dalla rete idrica, oppure, e ancora meglio, attraverso l’installazione di impianti di cleaning, studiati per filtrare e pulire in continuazione l’acqua e per promuovere il riutilizzo della stessa soluzione di bagnatura, con la medesima efficacia, per un periodo di tempo di diversi mesi. Passando alla questione emissioni, ogni processo di stampa produce dei gas nocivi che contribuiscono ad aggravare l’inquinamento atmosferico e ad incidere negativamente su fenomeni quali l’effetto serra. Le emissioni riguardano soprattutto i vapori di solvente e in alcuni casi l’ozono, le polveri inerti e gli idrocarburi. Esistono tuttavia misure di carattere preventivo che le aziende possono intraprendere.
Ecologia, quasi una magia
La formula magica per conseguire l’ottimizzazione ecotecnologica dei processi di stampa esiste davvero e recita così: ‘3R+1M’. Incuriositi? Stupiti? Si tratta in realtà di una vera e propria ‘filosofia operativa’ che, una volta acquisita, si rivela tanto semplice quanto efficace nello spianare la strada a una produzione offset ecologica ed ecosostenibile: ‘Ridurre’, sprechi e consumi in eccesso, ‘Riciclare’, tutti i materiali riciclabili, ‘Riutilizzare’, materiali e consumabili il cui ciclo di vita non si esaurisce con l’esaurirsi del prodotto. E non è finita qui: il consiglio per attivare al meglio un progetto green e portarlo avanti senza ostacoli e in un’ottica di progressivo miglioramento è quello di ‘Misurare’, vale a dire tenere sotto stretto controllo ogni minimo mutamento, in positivo o in negativo che sia.
Do green digitally
Della stampa digitale e delle sue prospettive ecologiche abbiamo già parlato in precedenza. Anche per la tecnologia di ultima generazione sono già state sviluppate soluzioni destinate a ottimizzarne le performance e migliorarne l’indice di ecosostenibilità. Potenzialmente, l’impatto ambientale del digitale si rivela meno ‘impattante’, concedendoci il gioco di parole, data la minore incidenza delle emissioni, i minori scarti e i minori sprechi. In generale, la scelta di ricorrere alla stampa digitale può incidere in modo positivo sull’istanza sostenibile delle altre fasi di produzione: per quei lavori che richiedano basse tirature e uso del colore, oppure applicazioni di dato variabile, il digitale costituisce ad esempio un’alternativa non solo cost-effective ma anche green-oriented, in quanto consente di produrre solo il numero di copie richiesto, ovvero di utilizzare esclusivamente le materie prime, i consumabili, l’energia e le risorse strettamente necessarie. Ebbene, un altro circolo virtuoso si chiude, alla fine di questo viaggio nel cuore della stampa ecologica: anche quando si tratta di green printing, stampa offset e stampa digitale esprimono le migliori potenzialità nella reciproca integrazione.
da PRINT-PACK